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La più
orientale delle regioni italiane, ai confini con l'Austria e con
la ex Yugoslavia, che include l'esigua area istriana attorno a Trieste,
secondo gli storici conosce la viticoltura fin da tempi antichissimi,
quando le prime varietà di Vitis vinifera vi giunsero dall'Oriente,
assai prima della conquista romana. Probabilmente la vite veniva
coltivata dai Celti prima dell'arrivo dei Romani in Friuli, ma fu
la loro decisione di costruire Aquileia nel 183 a.C. a dare il via
alla prima coltura intensiva della vite. Ad Aquileia infatti, una
delle prime città dell'Impero Romano, arrivarono miglia di
coloni con l'obiettivo di sottomettere le popolazioni locali e di
diffondervi la vitivinicoltura.
Le testimonianze scritte e le migliaia di anfore ritrovate testimoniano
che l'iniziativa enologica ebbe un sicuro successo e che Aquileia,
allora porto, era diventata un emporio enologico di grande traffico.
Da lì si sviluppavano i traffici verso tutta la regione,
grazie alla rete stradale costruita dai conquistatori.
Le Grave del Friuli, così dette dal francese graves che designa
terreni analoghi del Bordolese, stanno ai piedi di un anfiteatro
morenico dove le erosioni fluviali hanno accumulato e depositato
terreni grossolani, ghiaiosi che si prestano alla viticoltura. In
questa zona pianeggiante fra Udine e Pordenone scorre il Tagliamento;
su appezzamenti a strutture morfologiche variabili e nei diversi
microclimi delle vaste Grave allignano numerose varietà di
vite per la produzione di vini rossi, soprattutto Merlot e bianchi,
la cui produzione è sempre in aumento, capeggiati dal Refosco
dal Peduncolo Rosso. La D.O.C. Grave del Friuli si specifica con
unintera gamma di vitigni fra cui i Cabernet, il Pinot Grigio
e Bianco, il Verduzzo Friulano.
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